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Romagnoli all'avventura. LA TORRE

ISBN :9788865415436

Gian Ruggero Manzoni

Pagine 152Francesco del Bottaio, nato nel 1458 a Borgo di Faenza, bottaio; Giovanni di Elmo, nato nel 1459 in zona della Chiusa del Molino Cento a Cesena, villico; Berto della Rossa, nato nel 1453 in Fossa Augusta di Ravenna, vil­lico; Beltrame dei Carri, nato nel 1451 in Chiese delle Catene (tra San Lorenzo, Torre, Belricetto e Maiano, nei Comuni...

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Pagine 152
Francesco del Bottaio, nato nel 1458 a Borgo di Faenza, bottaio; Giovanni di Elmo, nato nel 1459 in zona della Chiusa del Molino Cento a Cesena, villico; Berto della Rossa, nato nel 1453 in Fossa Augusta di Ravenna, vil­lico; Beltrame dei Carri, nato nel 1451 in Chiese delle Catene (tra San Lorenzo, Torre, Belricetto e Maiano, nei Comuni di Lugo e Fusignano), dapprima aiutante ma­rangone (falegname) poi frate francescano nel conven­to di Verucchio; Antonio dei Bezzi, nato nel 1453 a For­lì, canepaio; Egidio dei Forni, nato nel 1452 in Valli di Sant’Alberto di Ravenna, pescatore; Enrico del Tintore, nato nel 1462 in contrada di Porta Giustiniana (ora San Biagio) di Ravenna, stalliere... questi i nomi di sette ro­magnoli – presenti in un elenco custodito negli Archi­vi Segreti Vaticani – i quali, arruolatisi nella seconda metà del Quattrocento nelle milizie di Ercole I d’Este, Duca di Ferrara, combatterono nella cosiddetta Guer­ra del Sale (1482-1484) che per due anni impegnò gli Estensi contro la Serenissima Repubblica di Venezia. I sette romagnoli, posti a guarnigione della Torre detta dell’Airone, in località Val Cesura (oggi in provincia di Ferrara), vissero un’esperienza epica, in cui il mestiere della armi si incrociò con traditori, eretici, una possi­bile giovane strega, la Santa Inquisizione e le truppe mercenarie al soldo dei Veneti; sullo sfondo i canali di Comacchio, le nostre valli, le paludi e il primo brac­cio del Po, quello di Volano. Sette romagnoli all’avven­tura, come il nome di questa collana che il «Ponte Vec­chio» inaugura con questo prodigioso racconto. Storie vere, di nostri conterranei dimenticati, perché, per lo più, popolani di umili origini, che ci riportano a mo­menti e a luoghi di indubbia fascinazione e di impor­tante interesse storico e culturale.

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