Società Editrice "Il Ponte Vecchio"
Marzio e Luca Casalini Editori in Cesena; via Caprera, 32 - tel./fax 0547333371 - tel. 0547609287
Quadrimestrale di 64 pagine in grande formato, stampato in bicromia, su carta arcoprint avorio, con copertina in quadricromia su cartoncino Acquerello, la rivista, per i suoi contenuti, ha conquistato un numero rilevante di lettori in libreria e in abbonamento.
Abbonamento annuale (3 numeri): €. 14,00 - Versamento sul c.c. postale n. 17878471 - intestato a Società Editrice «Il Ponte Vecchio» - Via Caprera, 32 - 47023 Cesena
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Coordinamento di redazione - Roberto Casalini
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Abbiamo lungamente riflettuto intorno alla nascita di "Confini", e lungamente abbiamo indugiato sulla ragione del titolo, nel bisogno di consolidare la certezza che nel nome di battesimo, col quale si individua una volta per sempre il nuovo nato, si esprimessero davvero il progetto e il programma che muovono la nostra sollecitudine.
"Confini" è una parola pericolosa, perché appartiene in primo luogo alla semantica della chiusura; ma come tutte le parole - sol che si rifletta sulle loro vibrazioni e se ne interroghi la perenne ambiguità - sa dire altro: esprime anche il senso opposto dell'apertura: è linea che garantisce la nostra identità, ma dal cui orizzonte, arricchiti dalla consapevolezza di ciò che siamo, si può guardare oltre; è la provincia, la quale, appena viva consapevolmente la sua identità, spinge lo sguardo oltre i suoi limiti, come quel grande nostro conterraneo che, dall'ombrìa della Biblioteca Malatestiana, al principio del secolo, sapeva guardare all'Europa.
In questo nostro tempo, la caduta dei valori che fino a ieri hanno dato un senso e un orientamento alle nostre idee e alle nostre scelte ci ha lasciato spogli del senso della direzione e del futuro: valori nuovi non sono ancora nati, sicché quel che viviamo è un tempo della crisi: un vecchio mondo è morto per sempre e il mondo nuovo ancora non è nato.
Nel deserto lasciato dalla morte delle ideologie, le macerie sono abitate dalle presenze disumanizzanti dell'omologazione, per i cui occhiuti arconti - prìncipi del mercato e del consumismo - l'identità appare come un pericolo, perché principio di autonomia, fondamento della persona, permanente possibilità di difesa di ciò che siamo, capace di renderci catafratti di fronte alle aggressioni di una cultura che vorrebbe ridurci a tante teste di chiodo, tra loro tutte uguali. Ridotti a un'identità negata, saremmo -nelle mani di quanti nel Palazzo declinano i destini del mondo - una docile argilla, che dirà e farà quel che si dice e si fa.
Noi pensiamo che - così come una musica nasce, nel marezzare di un'orchestra sinfonica, dal concorrere di più strumenti - allo stesso modo la forza produttiva del dialogo nasca dall'incontro di più voci, ciascuna dotata del suo timbro e del suo tono, e che a questo incontro sia possibile andare solo se il singolo ha consapevolezza di ciò che è, perché portatore di una cultura sua propria, costruita nel cimento dei suoi propri giorni e alimentata dal fuoco delle sue radici, quelle radici la cui elisione è tra i primi obiettivi del Principe. Lo stesso ostracismo al dialetto si muove in questo ambito: nell'assurdo progetto di cancellare una lingua per impararne un'altra (un progetto che nemmeno il più avventuroso dei linguisti o dei glottologi potrebbe sottoscrivere come dotato di senso) abbiamo compiuto un vero e proprio atto di vulnerazione della nostra cultura, smarrendo con la parola materna una parte di noi.
In queste consapevolezze, ci proponiamo di fare di "Confini" il luogo del riconoscimento di ciò che siamo, la sede dell'analisi e della scoperta di una "romagnolità" senza "romagnolismo", che al di fuori di ogni folclorismo ozioso individui i valori, le specificità e le originalità delle province romagnole. E poiché ci muove la radicata persuasione che la parola è sopra ogni altra cosa la sede dell'uomo, privilegeremo in questa ricerca - accanto alle pagine dedicate alla storia e al costume, alle arti, ai luoghi e alle emergenze della cultura romagnola - la parola dei poeti e dei narratori.
"Confini" è dunque una rivista della Romagna, fondata sulla convinzione che la provincia esprime valori che vanno scovati, incoraggiati, sollecitati come difesa e costruzione dell'identità: una dimensione che, ben lungi dall'essere chiusura provincialistica, è scoperta e valorizzazione di ciò che siamo e, in forza di questa scoperta, rapporto consapevole con le altrui identità, lo sguardo attento a più larghi orizzonti, nella disponibilità al perenne valore del dialogo.
I confini, in conclusione, sono assunti perché indicano il limite e insieme il suo superamento: ci garantiscono un'identità, tutta da spendere nel rapporto con l'altro, in reciproco arricchimento. [rc]
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